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A Civita Luogo del Pensare “lo psicologo del papa” Salvo Noè

Salvo Noè, conosciuto al grande pubblico come “lo psicologo del papa”, a Civita Luogo del Pensare. L’appuntamento è per venerdì 11 agosto alle ore 21 in piazza San Donato, nel cuore del borgo sospeso sulla Valle dei Calanchi.

Noè racconterà al pubblico presente il suo ultimo libro ‘La paura come dono’, nato da un pomeriggio di dialogo tra lo stesso psicoterapeuta e papa Francesco. Ne è venuto fuori un qualcosa di straordinario, dove si incontrano la pacatezza e l’abilità del linguaggio di Bergoglio con le conoscenze e capacità di lettura di Noè.

Il Pontefice racconta pensieri, timori e sensazioni in questi anni di pontificato, a partire dall’elezione al Conclave. Poi riflette su temi come l’accoglienza dei migranti e delle persone omosessuali, il carrierismo, la formazione nei seminari e la prevenzione degli abusi. Infine rivela: “Anch’io a volte temo di sbagliare, ma la paura eccessiva non è cristiana”.

“Delle volte sì, quando devo prendere una decisione, mi dico: ‘Se faccio questo così…?’. È un po’ paura di sbagliare no?! E la paura in questo caso mi aiuta, perché mi porta a soppesare bene le decisioni da prendere, come farlo e tutto il resto. Non è la paura che mi annienta, no no… È un sentimento che mi rende attento: la paura è come una madre che ti avvisa”. Queste le parole del pontefice.

“La paura eccessiva è un atteggiamento che ci fa male, ci indebolisce, ci rimpicciolisce, ci paralizza – continua Bergoglio -. Tanto che una persona schiava della paura non si muove, non sa cosa fare: è timorosa, concentrata su se stessa in attesa che succeda qualcosa di brutto. Dunque la paura porta a un atteggiamento che paralizza. La paura eccessiva, infatti, non è un atteggiamento cristiano, ma è un atteggiamento, possiamo dire, di un’anima incarcerata, senza libertà, che non ha libertà di guardare avanti, di creare qualcosa, di fare del bene”.

Noè studia da oltre 25 anni l’essere umano e il suo comportamento. Lo citano come “lo psicologo del papa”, per via della sua amicizia con papa Francesco. Partecipa come ospite a programmi radiofonici e televisivi che si occupano di salute e benessere. E’ definito il “cardiologo della mente” perché lavora con il cuore.

Tutte le informazioni sul festival su www.civitaluogodelpensare.it

Il poeta della consapevolezza Franco Arminio a Civita Luogo del Pensare

Franco Arminio a Civita Luogo del Pensare per la presentazione del libro ‘La cura dello sguardo’, edito da Bompiani. L’appuntamento è in piazza San Donato, nel cuore del borgo, alle ore 21 di domenica 6 agosto.

Roberto Saviano ha definito Franco Arminio “uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato”, citando un suo passo: “Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno”. Il 29 novembre 2010 sempre Roberto Saviano legge una poesia di Arminio in prima serata su Rai Tre nella quarta e ultima puntata di Vieni via con me, nel corso di un monologo sul terremoto dell’Aquila del 2009.

Ha pubblicato molti libri, che hanno raggiunto decine di migliaia di lettori. Da anni viaggia e scrive, in cerca di meraviglia e in difesa dei piccoli paesi: è ispiratore e punto di riferimento di molte azioni contro lo spopolamento dell’Italia interna. Ha ideato e porta avanti la Casa della paesologia a Bisaccia e il festival “La luna e i calanchi” ad Aliano.

In ‘La cura dello sguardo’ la sua attenzione si focalizza su un’epidemia in corso: quella dell’autismo corale. Un fenomeno che sta andando avanti da anni e ci vede rinchiusi dietro i nostri piccoli schermi, impegnati in una comunicazione che ha perso ardore e vitalità.

Nelle pagine del libro il poeta offre le sue parole come fiaccole per illuminare il presente, offrendo il suo stesso corpo come testimonianza, come repertorio di tentativi e rimedi: “Ho vanamente cercato la guarigione scrivendo. La ferita è ancora qui. Con il tempo mi sono cresciuti dentro consigli che posso dare, piccoli precetti fatti in casa”.

Le pagine di questo nuovo libro di Arminio sono fitte come gli scaffali di un antico speziale, allineano racconti visionari accanto a vere e proprie orazioni civili, che pongono domande e chiedono risposte con vibrante ostinazione. La cura invocata passa sempre attraverso una lingua che si fa strumento di conoscenza, alla ricerca di una comunicazione, di un senso condiviso, di quella intima vicinanza della quale abbiamo tutti più che mai bisogno. E se non ci sono certezze, se tutti siamo un po’ più fragili, a curarci sopraggiunge la fiducia nella capacità delle parole di unire i nostri sguardi “per fare comunità, per dare coraggio al bene”.

Tutte le informazioni su www.civitaluogodelpensare.it

Walter Veltroni a Civita Luogo del Pensare con ‘Non arrendiamoci’

A Civita Luogo del Pensare arriva Walter Veltroni. Appuntamento per le ore 21 di venerdì 4 agosto in piazza San Donato. Presenterà il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con Mattero Zuppi, dal titolo ‘Non arrendiamoci’. Una riflessione sull’esistenza, che ha visto Veltroni lavorare in collaborazione con il cardinale (creato da papa Francesco nel 2019) che dal maggio 2022 è presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

“Dobbiamo rassegnarci alla tirannia dell’io, a una celebrazione continua dell’egoismo e dell’apparenza che si traduce in una somma di solitudini e nell’accettazione passiva delle cose come stanno?”. Questa la domanda da cui sono partiti Veltroni e Zuppi.

In un’appassionata discussione guidata da Edoardo Camurri, Zuppi e Veltron illustrano le molte ragioni per non arrendersi a un mondo che ci appare sempre più disumano, ma che può essere ancora riscattato dalla nostra azione consapevole. Non arrendiamoci alla paura, soprattutto alle paure indotte: guardiamo invece in faccia le paure reali, e studiamo strategie per liberarci delle loro cause. Non arrendiamoci all’indifferenza e al fatalismo: osserviamo i veri progressi compiuti nel corso di un paio di generazioni e confidiamo nel potere dell’utopia, del sogno, della profezia. Non arrendiamoci all’inevitabilità della guerra e dei confini: diventiamo artigiani di pace e di giustizia. Viviamo in un’epoca cruciale, in cui il mondo è sull’orlo della catastrofe ambientale, climatica, nucleare, e allo stesso tempo disponiamo di risorse tecnologiche e scientifiche inimmaginabili fino a pochi decenni fa. Abbiamo il dovere di batterci per orientare il futuro: verso il bene dell’umanità.

Questo in sintesi il messaggio positivo di ‘Non arrendiamoci’.

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Nicola Gratteri conquista il cuore di Bagnoregio a Civita Luogo del Pensare

Un appuntamento davvero emozionante quello di Nicola Gratteri a Bagnoregio. Il magistrato, uomo simbolo della lotta alle mafie, ha incontrato il pubblico di Civita Luogo del Pensare al Belvedere che l’amministrazione di Bagnoregio ha voluto intitolare a Falcone e Borsellino.

Una testimonianza quella di Gratteri, intervistato dal giornalista del Tg2 Giuseppe Malara, che ha lasciato in silenzio i presenti. La sua storia è sicuramente uno dei più grandi esempi di coraggio del Paese. Negli anni ’90 Gratteri ha diretto inchieste sui legami tra ‘ndrangheta, politica, massoneria e sul traffico di droga e armi. Forte il suo impegno al servizio dei giovani, nella convinzione che la loro educazione possa essere l’elemento strategico per la vittoria dello Stato sulle mafie. Il 21 giugno del 2005 il Ros dei Carabinieri ha scoperto nella piana di Gioia Tauro un arsenale di armi: un chilo di plastico, un lanciarazzi, diversi kalasnikov e bombe a mano; che sarebbe potuto servire per un attentato ai danni del magistrato. Nel 1993 è sfuggito a tre attentati, organizzati nel giro di tre settimane.

“Nulla è sacrificio se uno è convinto che quello che fa serve”. Questa la frase con cui Gratteri ha voluto commentare il suo lavoro di questi anni e la sua vita sotto scorta. Negli anni ha maturato una conoscenza importante soprattutto della natura e delle modalità di azione dell’ndrangheta che ha voluto raccontare anche in diversi libri: “‘Ndrangheta. Le radici dell’odio”, “Fratelli di sangue”, “La mafia fa schifo. Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna” e “La Malapianta” sono solo alcuni dei suoi saggi più popolari.

Foto Nicola Gratteri

Nicola Gratteri a Civita Luogo del Pensare

A Civita Luogo del Pensare arriva il magistrato Nicola Gratteri. L’appuntamento è per venerdì 21 luglio , ore 18, al Belvedere Falcone e Borsellino. Un incontro dal titolo ‘Legalità e lotta alle mafie’, con una figura simbolo del contrasto alla ‘ndrangheta. In questi giorni la stampa nazionale sta parlando di lui come possibile nuovo capo della Procura di Napoli, un’altra zona particolarmente calda dell’Italia. Dal 2016 è Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro, dal 1989 vive sotto scorta.

Negli anni Novanta ha diretto inchieste sui legami tra ‘ndrangheta, politica, massoneria e sul traffico di droga e armi. Forte il suo impegno al servizio dei giovani, nella convinzione che la loro educazione possa essere l’elemento strategico per la vittoria dello Stato sulle mafie. Per questo tiene, ogni anno, molti incontri nelle scuole e nelle università. Svolge anche attività di saggista sempre nell’intento di mettere in evidenza i traffici della malavita, il modus operandi dei mafiosi e le ragioni del loro potere.

‘Ndrangheta Le radici dell’odio’, ‘Fratelli di sangue ‘,La mafia fa schifo. Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna e ‘La Malapianta’ sono solo alcuni dei suoi saggi più popolari.

Nel 1993 è sfuggito a ben tre attentati, organizzati nel giro di tre settimane. Il 21 giugno del 2005 il Ros dei Carabinieri ha scoperto nella piana di Gioia Tauro un arsenale di armi: un chilo di plastico, un lanciarazzi, diversi kalasnikov e bombe a mano; che sarebbe potuto servire per un attentato ai danni del magistrato scomodo.

Quello di venerdì 21 luglio è un incontro particolarmente sentito e voluto dagli organizzatori di Civita Luogo del Pensare e la scelta della location non poteva che ricadere sul Belvedere Falcone e Borsellino.

Tutte le info su www.civitaluogodelpensare.it

A Civita l’omaggio al magistrato Antonino Scopelliti

Una serata per ricordare il giudice che sfidò la mafia al maxi processo imbastito da Giovanni Falcone. A Civita di Bagnoregio, sabato 24 giugno, il ricordo di Antonino Scopelliti ha commosso i presenti e la figlia Rosanna che, intervistata dalla giornalista Rai Karen Sarlo, ha raccontato con commozione e affetto il padre.

La paura più grande che Antonino Scopelliti provava era probabilmente quella che qualcuno potesse fare del male alla donna che amava e a quella figlia nata nel 1983 che aveva tenuto nascosta anche ai propri fratelli e ai propri genitori.

Ed è proprio per paura di possibili ritorsioni che Scopelliti si sposò e fece annullare il matrimonio, affinché la relazione non risultasse dalle carte. “Sapeva di essere in pericolo – racconta Rosanna -. Giravo in una valigia rossa e a Reggio giravo in una cassetta di pomodori”, racconta Rosanna Scopelliti che ricorda di aver appreso della tragica morte del padre dal telegiornale: “La prima reazione che ho avuto è stata la negazione”. Rosanna Scopelliti racconta poi di un vero e proprio “Protocollo valigia rossa” quando era in presenza del padre: “Davanti agli altri dovevo fare finta di non conoscerlo”.

Affinati (Civita Luogo del Pensare): “Dobbiamo sostenere i ragazzi e aiutarli a capire la complessità del presente”

“Cosa possiamo fare, ognuno nel nostro piccolo, per evitare lo sfacelo educativo? Avere fiducia nei confronti dei ragazzi, soprattutto nei momenti difficili”. Questo il messaggio di Eraldo Affinati a Civita Luogo del Pensare 2023.

Nel pomeriggio di lunedì Affinati ha incontrato il pubblico nello spazio gestito da associazione Juppiter della Casa del Vento a Bagnoregio. Per Juppiter Affinati è, da anni, un compagno di viaggio grazie all’esperienza della Penny Wirton. Si tratta di una straordinaria esperienza di insegnamento della lingua italiana agli stranieri attraverso un rapporto uno a uno: un insegnante per ogni studente.

Nel suo intervento Affinati ha parlato a trecentosessanta gradi di educazione, toccando anche il tema dei nuovi problemi e delle nuove sfide che i tempi attuali dettano. “Gli educatori devono saper stare dentro alla realtà digitale che i ragazzi vivono, sapersi muovere e aiutare i ragazzi a gestirla, sostenendoli però nel capire che per raggiungere risultati, non basta collezionare like sui social”. Questo un passaggio del suo discorso.

Affinati è tra i più importanti narratori che si sono rivelati negli anni Novanta. Ha esordito con un saggio nel 1992, Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj. La sua prima opera di narrativa è del 1993, Soldati del 1956. Ha un grande successo di critica soprattutto con Bandiera bianca (1995) e Campo di sangue (1997), entrambi editi da Mondadori. Nel 1998 ha pubblicato la raccolta di racconti Uomini pericolosi e nel 2001 il romanzo II nemico negli occhi.

L’anno successivo, sempre per Mondadori, ha dato alle stampe un ritratto biografico del teologo Dietrich Bonhoeffer, Il teologo contro Hitler. I suoi ultimi romanzi sono Secoli di gioventù (Mondadori, 2004) e La città dei ragazzi (Mondadori, 2008). Nel 2006 ha riunito in una sorta di viaggio letterario la sua produzione giornalistica in Compagni segreti. Storie di viaggi, bombe e scrittori (Fandango). Del 2009 è Berlin (Rizzoli). Del 2010 è Peregrin d’amore. Sotto il cielo degli scrittori d’Italia (Mondadori).

Nel 2011 esce 11 settembre di Eddy il ribelle (Gallucci Editore) e nel 2013 Elogio del ripetente (Mondadori, 2013). Ha curato l’edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern, Storie dall’Altipiano («I Meridiani», Mondadori 2003) e, insieme alla moglie, ha fondato la Penny Wirton, una scuola di italiano per stranieri.

Tutte le novità e informazioni su Civita Luogo del Pensare su www.civitaluogodelpensare.it.

A Civita l’omaggio al giudice che sfidò la mafia Antonino Scopelliti

Civita Luogo del Pensare rende omaggio al giudice che sfidò la mafia Antonino Scopelliti. L’appuntamento è per sabato 24 giugno in piazza San Donato alle ore 21. A raccontare dell’uomo e del magistrato la figlia Rosanna in un incontro dal titolo ‘Mio padre Antonino, storia di un magistrato non ucciso dalla mafia’.

Recentemente la figura del giudice, che ha trascorso la vita a combattere terrorismo e criminalità organizzata, è stata raccontata nel podcast realizzato dal giornalista Massimo Brugnone. Tra le varie voci che costruiscono l’intreccio narrativo quella della figlia appunto.

La paura più grande che Antonino Scopelliti provava era probabilmente quella che qualcuno potesse fare del male alla donna che amava e a quella figlia nata nel 1983 che aveva tenuto nascosta anche ai propri fratelli e ai propri genitori. Ed è proprio per paura di possibili ritorsioni che Scopelliti si sposò e fece annullare il matrimonio, affinché la relazione non risultasse dalle carte.

“Sapeva di essere in pericolo – racconta Rosanna -. Giravo in una valigia rossa e a Reggio giravo in una cassetta di pomodori”, racconta nel podcast Rosanna Scopelliti che ricorda di aver appreso della tragica morte del padre dal telegiornale: “La prima reazione che ho avuto è stata la negazione”.Rosanna Scopelliti racconta poi di un vero e proprio “Protocollo valigia rossa” quando era in presenza del padre: “Davanti agli altri dovevo fare finta di non conoscerlo”.

A Scopelliti era stata affidata l’accusa davanti alla Corte di Cassazione del maxi processo contro la mafia siciliana imbastito da Giovanni Falcone. Venne ucciso il 9 di agosto del 1991, mentre era in vacanza in Calabria, sua terra d’origine. La sua è anche la storia di un delitto irrisolto, ma soprattutto di un uomo, un cultore del diritto. Un giudice di Cassazione che con la sua mente raffinata per il diritto, con la sua fermezza, con la sua caratura morale, con le sue capacità, faceva paura a tante persone. Non soltanto alle organizzazioni mafiose.

A Civita Luogo del Pensare il maestro d’integrazione Eraldo Affinati

Un maestro d’integrazione come Eraldo Affinati ospite del terzo incontro del 2023 di Civita Luogo del Pensare. L’appuntamento è alla Casa del Vento di lunedì 19 giugno (ore 18).

Ancora l’insegnamento protagonista con la presenza di una delle menti più lucide in Italia sul tema dell’accoglienza. Affinati, oltre che a essere scrittore ed editorialista per importanti giornali nazionali, è il fondatore della Scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana ai migranti. Si tratta di un’esperienza straordinaria dove il rapporto studenti-insegnanti è di uno a uno. In pratica ogni studente ha un insegnante.

Affinati è tra i più importanti narratori che si sono rivelati negli anni Novanta. Ha esordito con un saggio nel 1992, Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj. La sua prima opera di narrativa è del 1993, Soldati del 1956. Ha un grande successo di critica soprattutto con Bandiera bianca (1995) e Campo di sangue (1997), entrambi editi da Mondadori. Nel 1998 ha pubblicato la raccolta di racconti Uomini pericolosi e nel 2001 il romanzo II nemico negli occhi.

L’anno successivo, sempre per Mondadori, ha dato alle stampe un ritratto biografico del teologo Dietrich Bonhoeffer, Il teologo contro Hitler. I suoi ultimi romanzi sono Secoli di gioventù (Mondadori, 2004) e La città dei ragazzi (Mondadori, 2008). Nel 2006 ha riunito in una sorta di viaggio letterario la sua produzione giornalistica in Compagni segreti. Storie di viaggi, bombe e scrittori (Fandango). Del 2009 è Berlin (Rizzoli). Del 2010 è Peregrin d’amore. Sotto il cielo degli scrittori d’Italia (Mondadori).

Nel 2011 esce 11 settembre di Eddy il ribelle (Gallucci Editore) e nel 2013 Elogio del ripetente (Mondadori, 2013). Ha curato l’edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern, Storie dall’Altipiano («I Meridiani», Mondadori 2003) e, insieme alla moglie, ha fondato la Penny Wirton, una scuola di italiano per stranieri.

Ha inoltre scritto: L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani (Mondadori, 2016), Tutti i nomi del mondo (Mondadori, 2018), Il sogno di un’altra scuola. Don Lorenzo Milani raccontato ai ragazzi (Piemme, 2018), Via dalla pazza classe (Mondadori, 2019) e Il vangelo degli angeli (HarperCollins, 2021).

Rossi Doria a Civita Luogo del Pensare: “La migliore educazione per i giovani? Dare libertà”

Fidarsi dei giovani e dare libertà”, questo uno dei temi battuti da un esperto di educazione come Marco Rossi Doria a Civita Luogo del Pensare 2023. In molti hanno partecipato al secondo appuntamento del Festival bagnorese, organizzato all’interno di un luogo di aggregazione come la Casa del Vento. Marco Rossi Doria si è soffermato sul valore della libertà intesa come forma educativa: “Molte volte – ha detto – rischiamo di atrofizzare il cervello dei ragazzi con un atteggiamento iper protettivo. Abbiamo perso lentamente quella sana abitudine di fidarci dei giovani. Basta osservare “la distanza” che c’è tra i genitori e i loro figli al parco: in italia non va oltre i cinque metri, negli altri Paesi europei arriva fino oltre i cinquanta. Dobbiamo smetterla, a tutti i livelli, di mortificare la libertà dei ragazzi, perché anche la libertà è una forma di educazione”.

Poi un messaggio diretto al mondo della scuola dall’ex sottosegretario all’Istruzione: “Facciamo esprimere i ragazzi per il loro valore, non pensiamo che i programmi siano l’unica forma di educazione. Educhiamoli alla vita, quella è il programma che li fa crescere”.

Infine un passaggio sul mondo dell’economia e del lavoro: “Le economie che hanno maggiore possibilità di crescita sono quelle capaci di condividere un clima positivo. Dobbiamo imparare la cooperazione, apprendere uno stile industriale meno frammentato, più condiviso”.

Rossi Doria è un esperto di politiche educative e sociali. Nel 1994 viene nominato dal ministro Luigi Berlinguer, su progetto pilota nei Quartieri Spagnoli, primo maestro di strada d’Italia. Sottosegretario all’Istruzione del Governo Monti, dal 2011 all’aprile 2013, è stato riconfermato nello stesso incarico nel Governo Letta.

Da anni lavora per affermare una nuova consapevolezza sull’importanza di investire sul welfare, rafforzare le infrastrutture sociali, potenziare i servizi. Azioni importanti non esclusivamente perché garanzia di una diffusione del benessere ma inquadrati come presupposto e non esito dello sviluppo.

Nel pensiero e negli scritti di Rossi Doria si parte da un punto molto chiaro: il disinvestimento nel welfare non è sbagliato solo da un punto di vista etico ma lo è anche sul piano economico. Il lavoro sociale infatti, soprattuto quando impostato in termini di prevenzione e costruzione di coesione e legame sociale, diventa anche un ambito di buona spesa pubblica, che non solo produce razionalità di investimento, ma consente risparmi di non poco conto alle pubbliche amministrazioni.

Quindi l’educazione come volano del vero sviluppo, possibile solo diffondendo condizioni di base di benessere per le persone all’interno della società. Un tema complesso ma di grande attualità.

Tutte le info sull’edizione 2023 del Festival sul sito www.civitaluogodelpensare.com