Tour della Concattedrale dei Ss. Nicola, Donato e Bonaventura
Cronistoria della Concattedrale dei Ss. Nicola, Donato e Bonaventura
Edificata su un’area di una chiesa antichissima (risalente forse al 440) dedicata alla Madonna della Neve.
Il 1° aprile 1567 il Vescovo Gallois de Regard crea la Collegiata di San Nicola.
Nel 1581 il Vescovo Tommaso Speradio sposta la parrocchia e collegiata dall’antistante chiesa di S. Nicola (che si trovava dove oggi sorge Palazzo Barbaroux ) poiché essa era quasi in rovina (in attesa che venisse costruita una nuova chiesa) alla Chiesa della Madonna della Neve.Il 23 maggio 1603 il Vescovo Locati crea la parrocchia di S. Nicola sopprimendo tutte le altre dentro le mura cittadine.
La nuova costruzione della Collegiata di S. Nicola non fu mai realizzata e il Vescovo decise che S. Maria della Neve venisse restaurata e adattata il meglio possibile, per trasferirvi definitivamente sia la parrocchia che la collegiata. I lavori di ammodernamento terminarono nel 1606 e il 4 agosto di quell’anno fu consacrata a S. Nicola di Bari già titolare della chiesa abbandonata.
L’11 giugno 1695 un violento terremoto rovinò tutta la città; la contrada di Civita dove si trovava la Cattedrale di S. Donato fu così duramente colpita che si ritenne prossima la sua fine e la Cattedrale, l’Episcopio e il Capitolo si trasferirono definitivamente nell’attuale centro storico di Bagnoregio.
Il 16 febbraio 1699 con Motu Proprio di Innocenzo XII il trasferimento diventa definitivo (vedi lapide in fondo).
Tra il 1619 e il 1643 il comune costruirà il campanile.
Il 26 luglio del 1700, dopo i lavori di adattamento e abbellimento, venne nuovamente consacrata dal vescovo Ulderico Nardi, dedicandola ai due Santi titolari Nicola e Donato (titolare della decaduta Cattedrale di Civita di Bagnoregio).
Dal 1770 al 1779 nuovi lavori di ampliamento coinvolsero la cattedrale e con la nuova consacrazione venne dedicata ai Ss. Nicola, Donato e Bonaventura. Del lavoro eseguito fu lasciata memoria nella grossa epigrafe marmorea murata a destra di chi entra, sotto la cantoria.
Tra il 1709 e il 1795 si ha costruzione delle cappelle laterali della cattedrale in questo ordine: Il SS. Sacramento; San Bonaventura; la S. Famiglia; S. Ignazio; Vergine Addolorata; Ss. Nicola e Donato.
Nel 1841 la facciata fu ristrutturata nella forma che la vediamo ora, e negli anni 1881-1882 fu decorata per volere del vescovo Achille Monti. Nel suo interno sono tuttora conservate opere di grande valore, come ad esempio un dipinto del Vanni raffigurante la Maddalena e un’artistica teca argentea , scolpita a forma di braccio benedicente, contiene le ossa del braccio di San Bonaventura,
l’antico Altare Maggiore a marmi policromi del Salvi e l’attuale mensa che è un pregevole sarcofago del II sec. D.C. proveniente da Civita di Bagnoregio, il Coro ligneo del 1784, il grande organo con la sua cantoria realizzati nel 1789 oltri a vari pregiovoli tele pittoriche che arricchiscono l’interno della Chiesa.
Nel cuore della Cattedrale vi è la cripta dove sono conservati i resti mortale dei vescovi della Diocesi di Bagnoregio.
Dopo 287 anni di storia con la Bolla del 27 Marzo 1986 San Giovanni Paolo II estingue la Diocesi di Bagnoregio per unirla a quella di Viterbo e decora la Cattedrale con il titolo di Concattedrale perché non vada perduta la sua gloriosa memoria e la parrocchia, con decreto vescovile, assume il nome di S. Bonaventura.
Entrando in fondo sulla destra traduzione della lapide marmorea
A DIO ONNIPOTENTE
QUESTO TEMPIO DELLA SUA CATTEDRA ( EPISCOPALE)
ROVINATO DAL TEMPO
DEDICATO A SAN BONAVENTURA PATRONO CELESTE
GIUSEPPE ALUFFINO, PATRIZIO REATINO,VESCOVO
A SUE SPESE RESTAURO’ E AMPLIO’ NELL’ANNO 1779
Proseguendo il cammino del visitatore sarà accompagnato dalle luci con accensione tramite sensori In un ciborio del XVI secolo riproduzione della Madonna della Quercia patrona della diocesi.
Cappella e Altare di S. Antonio Abate
Pala d’Altare : Apparizione del SS. Nome di Gesù ai Ss. Antonio Abate e Ignazio di Loyola
Provenienza : Italia ; Seconda metà del XVIII sec.
Sulla mensa : San Giuseppe con il Bambino Gesù.
Provenienza : Scuola romana; Fine XVII sec.
Le Statue lignee riproducono : San Bonaventura da Bagnoregio, L’Angelo protettore di Bagnoregio e il Santo Vescovo Ildebrando compatrono
della città
Vita di S. Ildebrando di Bagnoregio Vescovo
Ildebrando [Nome di origine germanica Hildebrand che, composto dalle radici hild (o hildi, “battaglia”, “guerra”) e brand (o branda, brant, “spada”), significa in senso lato, “colui che combatte e si destreggia con la spada”. Non è escluso, tuttavia, che la seconda parte del nome sia il termine brand (“fuoco”) e, in questo caso, il significato sarebbe “ardimentoso in battaglia” ] governò la chiesa di Bagnoregio (quando la sede era ancora presso l’antica Cattedrale di Civita) dal 856 circa al 873, subentrando ad un episcopato turbolento del vescovo Romano che aveva portato alla disobbedienza al Romano Pontefice.
Verso la fine di settembre 855, rimosso l’indegno predecessore , egli fu infatti chiamato a portare la pace , grazie alla sua santità, nella piccola diocesi laziale riportandola all’obbedienza al Papa. Con tutta probabilità Ildebrando apparteneva al clero diocesano perché era uso comune scegliere il Vescovo tra i chierici del luogo se non in casi eccezionali. In molte occasioni della sua vita Ildebrando ha mostrato la sua fedeltà e attaccamento al Pontefice come a esempio nel caso della condanna dell’Arcivescovo Giovanni di Ravenna, che abusando in modo spregevole della sua autorità era stato più volte richiamato dalla Sede Apostolica al punto che Papa Nicolò I convocò un Sinodo di 70 Vescovi il 18 Novembre del 861, tra cui il nostro Ildebrando (che si firmò con il nome «Aldualdus Balneoregensis »), nella Basilica Lateranense di San Giovanni i cui Atti furono dai Padri Sinodali sottoscritti.
Altro caso che trova partecipe Sant’Ildebrando è la condanna del Vescovo usurpatore della Sede Apostolica di Costantinolpoli, Fozio, che in un conciliabolo aveva condannato Papa Nicolò I e deposto, contro il volere del Papa, il Patriarca Ignazio. L’imperatore Basilio mandò gli atti al Papa Adriano II (nuovo Pontefice dal 14 dicembre 867, Papa Nicolò I era morto il 13 Novembre 867) perché fossero condannati. Il nuovo Papa convocò in San Pietro nell’868 un concilio, cui intervennero i legati dell’imperatore e, tra gli altri vescovi, fu presente Ildebrando. Fozio venne condannato e gli atti furono bruciati. Il nostro santo si sottoscrisse «Adoaldus episcopus sanctae Ecclesiae. Balneoregensis».
A testimoniare l’attenzione, la carità , le eccezionali virtù e i miracoli di s. Ildebrando ci aiuta la tradizione. A questa sicuramente si riferisce l’elogio che fa di lui il fondatore (1605) della Biblioteca Angelica di Roma, cardinale Angelo Rocca, in un suo manoscritto qui custodito: «Il vescovo Doroteo nelle sue cronache, e Anselmo vescovo di Lucca così raccontano: Nel Patrimonio v’è la città di Bagnoregio … In essa fiorirono parecchi santi uomini fra i quali un certo Venerabile vescovo di nome Androvano, adorno di virtù e illustre per santità. Fu preposto a quella chiesa reggendo con tutto il timore di Dio il popolo a lui affidato ».
In un altro scritto si dice : «(Di Bagnoregio) accortissima cura n’hebbe il glorioso vescovo Altibrando o Altrovando (come dice il volgo) huomo di vita così esemplare … e riguardevole e santa che vita d’Angelo visse e non d’huomo viatore». Si narra che se in una famiglia sorgessero dissensi o divisioni immediatamente il nostro Santo non tardava a presentarsi personalmente per riportare la pace in quella casa. Curioso è il miracolo (al tempo molto famoso tra i fedeli del luogo) delle tortorelle : avevano offerto al Santo Vescovo una coppia di tortore arrostite e lui con una segno di Croce aveva riportato in vita e queste erano volate via. Della sua vita non sappiamo altro se non che morì nell’Anno del Signore il 22 agosto 873.
La sua morte fu accompagnata da una serie di eventi prodigiosi dei quali il più famoso è quello depositato presso la Congregazione dei Riti fatta dall’Avv. Caterini: una donna era travagliata da fortissimi dolori di parto e non poteva dare alla luce la sua creatura. Invocando l’intercessione di S. Ildebrando morto da poco tempo, e che giaceva esposto in chiesa, non ancora sepolto. Nell’invocare il suo aiuto partorisce, morto, un bambino, poco dopo muore anche la madre. Nel duplice caso luttuoso si ricorre a s. Ildebrando. Portato in chiesa il bambino e accostato al cadavere di lui, il morticino rivive; ricondotto in casa e adagiato accanto alla madre anche questa ritorna in vita.
L’avvenimento provoca una grande commozione tra i fedeli al punto che Ildrebando viene proclamato Santo e nuovo Patrono della città (sino allora era stata la martire S. Vittoria che ancora oggi viene venerata). Da allora S. Ildebrando (unico Vescovo proclamato Santo nella lunga schiera di Vescovi dell’antica Diocesi di Bagnoregio) ha goduto e tuttora gode di grande venerazione fatta anche un po’ di timore, in quanto il santo, come è voce comune, non tollera che gli si manchi di riguardo, e punisce severamente chi non gli rende i dovuti onori (così narra la voce popolare). Il venerato corpo ancora oggi è custodito presso la chiesa di Civita, sotto l’altare del SS. Crocifisso, rivestito dei sacri paramenti mentre la testa del Santo è conservata in questa
Chiesa Concattedrale, dopo che venne eletta a Sede Episcopale in sostituzione di quella civitonica ormai in decadimento per il terremoto dell’11 giugno 1695, in un particolare reliquiario che viene esposto in occasione della festa.
Altare della Sacra Famiglia
In alto : Madonna delle Vittorie
Provenienza: Italia; XVIII sec
Al centro : Gruppo scultoreo della Sacra Famiglia
Sulla mensa : Riproduzione della Madonna del Buon Consiglio
(venerata nella Chiesa di Sant’Agostino)
A destra : Le Sante Vergini e Martiri Apollonia e Lucia
Provenienza: Scuola viterbese; XVIII sec.
A sinistra : Annunciazione
Attribuzione incerta I. Zucchi (Firenze 1541- Roma 1596 ) o Belassi (1604 – 1667)
Fine XVI prima metà del XVII sec
Cappella e Altare di San Bonaventura da Bagnoregio
Vescovo e Dottore della Chiesa Patrono di Bagnoregio e Compatrono della Diocesi di Viterbo
Al Centro : Riproduzione del reliquario del Santo Braccio di San Bonaventura da Bagnoregio
( l’originale è opera di Scuola orafa francese del XV sec.)
A destra : Martirio di San Lorenzo;
Scuola Viterbese; XVIII sec.
A sinistra : San Bonaventura e S. Michele Arcangelo;
Scuola Viterbese; XVII sec.
Vita di San Bonaventura da Bagnoregio
S. BONAVENTURA da Bagnoregio nacque nel 1217 a Civita di Bagnoregio, da un medico di elevata condizione familiare, Giovanni di Fidanza (nome del nonno), e da Maria di Ritello. Battezzato col nome paterno, Giovanni, trascorse i primi anni della sua vita nella città natìa. Nulla sappiamo della sua fanciullezza, se non d’una malattia gravissima che lo colpì quand’era ancora puerulus (cioè nei primi tempi della pueritia, poco dopo i sette anni): fu allora votato dalla madre a S. Francesco appena canonizzato, come egli stesso racconta più volte, nel ricordo di un’esperienza che ebbe
certo influenza, come egli nota, sulle vicende successive della sua vita.
Non sappiamo dove e con chi abbia studiato a Bagnoregio. Che sia stato oblato e abbia ricevuto la prima educazione nel convento minoritico di Bagnoregio noto come San Francesco vecchio, ormai non più esistente, presso il quale si trova un antro definito “la grotta di San Bonaventura” dove i frati andavano a meditare). La sua frequentazione di detto convento è indicata solo nella
bolla di canonizzazione emanata da Sisto IV (“Suprema Coelestis Patria” 14 ott. 1482), e non suffragata da alcun documento.
Recatosi a Parigi nel 1236 per compiervi gli studi teologici, seguì l’insegnamento del grande Alessandro di Hales, al quale più volte esprime nelle sue opere profonda devozione e vivo affetto, entrò nel 1243 nell’Ordine minoritico, assumendo il nome di Bonaventura, e fu affiliato sia pure a distanza alla provincia romana. Nel 1248 iniziò l’insegnamento della Bibbia come Baccelliere Biblico all’Università di Parigi, finché nel 1253, ebbe il titolo di maestro.
Negli anni 1253-54 iniziò, all’età prescritta di trentacinque anni, il suo insegnamento ricevette il titolo di Maestro reggente dello Studio Francescano di Parigi incorporato alla Università, venendo così a trovarsi nel momento iniziale, e per molti rispetti il più critico, dello scontro fra maestri secolari e maestri mendicanti allo Studio di Parigi. La partecipazione vivacissima di B. ai contrasti dello Studio di Parigi non interrompeva certo la sua attività magistrale e lo sviluppo della sua opera di filosofo e di teologo.
Proprio mentre era così vivacemente impegnato nelle discussioni parigine e attento al suo compito di maestro, B. veniva chiamato a nuove e più alte responsabilità dalle vicende interne del suo Ordine. Ciò risulta chiaramente dalla circostanza che nel capitolo di Roma del 2 febbraio 1257 dove viene nominato ministro generale. Nel capitolo generale di Narbona nella Pentecoste (23 maggio) del 1260 riceve l’incarico ufficiale di scrivere una biografia (nota come Legenda maior, per distinguerla da quella minor destinata al coro ) di S. Francesco che valesse per tutto l’Ordine e indicasse attraverso le umane vicende e i tratti personali del santo fondatore l’immagine ideale del francescano autentico, sì da eliminare le precedenti biografie che molti frati ritenevano indiziate di grave tendenziosità.
Consapevole dell’importanza del compito assegnatogli, B. vi si accinse con ogni scrupolo, curando la sua informazione documentandosi sulla base delle biografie già esistenti e di notizie orali che egli si preoccupò di raccogliere.
Nel 1265 gli venne da Clemente IV la nomina ad arcivescovo di York; ma la rifiutò. Il 28 maggio 1273 (giorno di Pentecoste) veniva disposta la sua nomina a Cardinale Vescovo di Albano da parte del papa Gregorio X. Certo Gregorio X aveva per lui la più alta stima se immediatamente lo chiamò presso di sé e da lui volle essere accompagnato nel suo viaggio dall’Italia a Lione per il Concilio. B. lo raggiunse infatti, nel luglio 1273. A novembre giunsero a Lione, dove fu subito impegnato nella preparazione del Concilio. Prima però il papa volle personalmente provvedere alla consacrazione episcopale di B., che ebbe luogo, come sembra, l’11 o il 12 nov. 1273.
I lavori del Concilio ebbero inizio il 7 maggio del 1274 dove B. molto si adoperò per la salvaguardia degli ordini mendicanti e la riconciliazione con la Chiesa Greca (presente al Concilio). Durante il Concilio i francescani tennero il loro capitolo generale, come di consueto, il giorno di Pentecoste, il 20 maggio. In questa occasione B. cessò dalla carica di ministro generale, in cui fu sostituito da Gerolamo d’Ascoli. Ma la mattina del 15 luglio 1274 B morì: l’indomani, all’inizio della quinta sessione conciliare, lo stesso Pontefice volle commemorare il suo prezioso collaboratore, grande teologo quanto religioso esemplare.
Nel 1475 Sisto IV dette l’ordine d’istituire il processo di canonizzazione, che si concluse con la proclamazione del 14 aprile 1482. Già nella bolla di canonizzazione B. veniva chiamato Dottore della Chiesa: ma il riconoscimento solenne di questo titolo si ebbe nel 1588, quando Sisto V con la bolla Triumphantis Ecclesiae lo affiancò a s. Tommaso d’Aquino.
Con l’opera di B. l’agostinismo del XIII secolo raggiunge la sua più alta espressione: in un momento in cui la cultura medievale e soprattutto la riflessione teologica tradizionalmente legata alla lectio del testo sacro era messa in crisi dalla filosofia aristotelica, accolta ormai dalla scuola e presto indicata come paradigma della “ragione naturale”, B. si impegna in una coerente difesa della “sapienza cristiana” nella linea disegnata da Agostino di Ippona, approfondita nella luce dell’esperienza francescana. B. godrà di una larghissima fama e di duratura influenza sulle generazioni successive; il suo nome, con quello del suo maestro Alessandro di Hales e più ancora con quello di Agostino, costituirà un punto di riferimento sicuro per la difesa contro l’aristotelismo trionfante: concezione della natura come specchio e immagine di Dio, creazione nel tempo, il morfismo universale, pluralità delle forme, individuazione dalla convergenza di materia e forma, gnoseologia fondata sull’illuminazione e le rationes aeternae, primato della volontà; Ma soprattutto resterà centrale, nel pensiero francescano, la prospettiva di una sapienza cristocentrica in cui tutte le scienze si subordinano e coordinano alla teologia concepita come espansione dell’intellectus fidei corroborato dalla luce divina e purificato dalla grazia, tendente alla visione beatifica che si realizza nella
gioia e nella pace dell’estatica visione di Dio.
SAN BONAVENTURA È INVOCATO COME APPORTATORE DI BUONA FORTUNA E COME PROTETTORE: DELL’ORDINE FRANCESCANO; DEI BAMBINI; DEGLI STUDENTI DI TEOLOGIA; DEI TESSITORI; DEI FACCHINI; DEGLI OPERAI.
Descrizione del Tempietto di San Bonaventura nella cattedrale di Bagnoregio
Il Tempietto, costituito dalla prima cappella della parte destra, è stato realizzato nel 1982 per volontà di Mons. Luigi Boccadoro, primo vescovo della nuova Diocesi di Viterbo, in occasione del V Centenario della Canonizzazione di S. Bonaventura (avvenuta in S. Pietro il 14 Aprile del 1482 con la Bolla “Suprema Coelestis Patria” di papa Sisto IV) sulla preesistente cappellina dedicata alla Madonna del S. Rosario.
Gli affreschi che lo abbelliscono dono del Card. Angelo Dolci nel 1938 ( restaurati dai pittori M. Faperdue e A. M. Pascucci nel 1999 per volontà del parroco Don Enrico Righi) fanno da cornice all’Altare dove è racchiuso il reliquiario del S. Braccio di S. Bonaventura, pregevole opera argentea francese della fine del XV sec., unica insigne reliquia rimasta del Santo arrivata da Lione (14 Marzo 1490) nel Maggio del 1491.
Un raffinato mosaico fiorentino opera del Mellini (1978) riproduce simbolicamente il trattato bonaventuriano sulla Passione del Signore “Vitis Mystica” il nel quale afferma che da Cristo che è presentato come la Vite che produce frutti di salvezza. Le rose e l’uva sono simbolo d’amore e di passione.
Il paliotto marmoreo riproduce l’armoriale (stemma) di San Bonaventura (opera di U. Porchiella, 1981) i cui simboli sono i simboli cardinalizi del mostrano il galero con nappe e al centro lo scudo con il sole eucaristico con e le lettere IHS (Jesus Hominum Salvator – Gesù Salvatore degli Uomini) con il motto: Soli Deo Honor et Gloria (Solo in a Dio onore e gloria). Sulla parete sinistra, in alto, la vetrata riproduce il concetto bonaventuriano, tratto dal “Lignum Vitae”, che Cristo è un albero con dodici rami di in tre gruppi che contemplano comprendono l’infanzia, la passione e il trionfo di Gesù e da essi scaturiscono altrettanti frutti di salvezza. Il Cristo, simboleggiato dal Pio Pellicano (che nutre i suoi piccoli strappandosi la propria carne), conclude l’opera. Sotto quel che rimane di una pala dell’altare con San Bonaventura e San Michele Arcangelo (XVII sec).
Sulla parete destra in alto si trova l’armoriale del Cardinal Dolci e al di sotto si ammira il quadro con il Martirio di San Lorenzo (XVIII sec). Al centro del pavimento una iscrizione su marmo ricorda la storica visita di S.S. Papa Benedetto XVI a Bagnoregio il 6 Settembre 2009, durante la quale e che qui si fermò per adorare il SS. Sacramento e venerare la santa reliquia di San Bonaventura.
Altare Maggiore
Il timpano è affrescato al centro con la Sacra Famiglia e ai lati i Santi Venerati a Bagnoregio
Al centro la pala d’altare: Maria SS. Assunta in cielo tra i Ss. Bonaventura e Ildebrando. Autore : Fra’ Silvestro di San Luigi Gonzaga dei Carmelitani scalzi; (1874 – 1882)
Stucchi e decorazioni della Concattedrale (1881 -1182) sono opera dell’artista Achille Monti
Il pregevole coro è in legno di noce, fine XVII primi XVIII sec.
Sulla sinistra la Cattedra del Vescovo diocesano
La mensa dell’altare è stata creata utilizzando un sarcofago romano del II sec. che riproduce la scena dell’ultimo sguardo di Selene dea della luna (che ogni notte scendeva nella
grotta del monte Latmo per baciarlo) allo sposo Endimione prima che faccia giorno. In sintesi il bassorilievo vuole rappresentare il messaggio dei parenti al defunto : Riposa in pace,
noi non ti dimenticheremo mai.
Ingresso alla Cripta del XX sec dei sepolcri dei Vescovi di Bagnoregio
(Visitabile su prenotazione)
Cappella e Altare del SS. SACRAMENTO
Al Centro sopra il Tabernacolo dove è conservata e Adorata la Santissima Eucarestia troneggia l’immagine del S. Cuore di Gesù : prima statua appartenuta all’Università Cattolica di Milano e donata a questa Chiesa.
A destra : Transito di San Giuseppe tra Gesù e Maria SS.
Provenienza: Scuola romana; Seconda metà del XVIII sec.
A sinistra: Madonna con Gesù Bambino e San Luigi Gonzaga
Provenienza: Scuola romana; XVIII sec.
All’esterno la piccola statua di S. Giuseppe (Patrono della Chiesa Universale) è un ex voto come ringraziamento a lui per aver aiutato la Concattedrale a trovare i fondi per ricostruire il tetto crollato il 2 agosto 2011
Cappella Altare della Madonna del S. Rosario
e dei Ss. Nicola V. e Donato V. e M.
Pala dal’altare contemporanea che riproduce i Santi Nicola Vescovo e Donato Vescovo e Martire che con S. Bonaventura sono i santi titolari di questa Concattedrale
Sulla mensa riproduzione del’immagine della Madonna del Rosario di Pompei, donata dal San Bartolo Longo (1841 – 1926 : fondatore del Santuario di Pompei) alla famiglia Gambacorta e da essa donata alla parrocchia
A destra in alto : S. Vincenzo Ferreri (XVII sec.) sotto : S. Francesco di Paola (XVIII sec.)
A sinistra in alto : S. Agostino d’Ippona (XVII sec.) sotto : Theotókos Odigitria ( arte bizantina – Romania, 1928) dono del Cardinal Angelo Dolci
in basso: edicola dell’icona di San Nicola da Bari
Cappella e Altare della SS. Vergine Addolorata
Al centro , statua lignea della SS. Vergine Addolorata
Sulla mensa : S. Maria Maddalena; (Pietro Vanni 1845 – 1905); fine XIX sec.
A destra : Santa Margherita da Cartona; XIX sec. In basso statua lignea dell’Angelo Custode di Bagnoregio
A sinistra : Santa Rosa da Viterbo; Autore: I. Cavicchia; 1891.
Al centro , in alto nella nicchia, statua lignea raffigurante la SS. Vergine Addolorata (molto venerata dai fedeli della città) che viene traslata ogni anno nell’occasione della Processione del Venerdì Santo ( che con la sua storia di quattrocento anni questa processione, composta da trecento figuranti in abiti dell’epoca di Gesù meravigliosamente ricercati anche nei più piccoli particolari, è una delle più antiche e più belle del Lazio ) insieme al SS. Crocisifisso (veneratissimo presso la Chiesa di San Donato a Civita di Bagnoregio, che solo in quella occasione
lascia la sua abituale sede, viene portato in città e la tradizione vuole che entro mezzanotte il venerato simulacro deve essere riportato nel suo altare).
Le due sacre immagini processionalmente percorrono le vie illuminate da centinaia di torce e candele e rappresentano l cuore devozionale della manifestazione religiosa più amata dalla città .Al centro, in alto nella nicchia, statua lignea raffigurante la SS. Vergine Addolorata (molto venerata dai fedeli della città) che viene traslata ogni anno nell’occasione della Processione del Venerdì Santo ( che con la sua storia di quattrocento anni questa processione, composta da trecento figuranti in abiti dell’epoca di Gesù meravigliosamente ricercati anche nei più piccoli particolari, è una delle più antiche e più belle del Lazio ) insieme al SS. Crocisifisso (veneratissimo presso la Chiesa di San Donato a Civita di Bagnoregio, che solo in quella occasione lascia la sua abituale sede, viene portato in città e la tradizione vuole che entro mezzanotte il venerato simulacro deve essere riportato nel suo altare). Le due sacre immagini processionalmente percorrono le vie illuminate da centinaia di torce e candele e rappresentano il cuore devozionale della manifestazione religiosa più amata dalla città.
Traduzione della lapide in fondo
A Dio ottimo massimo
questo tempio, che un tempo aveva il titolo di collegiata, dedicato
a S. Nicola di Bari dopo la traslazione da Civita a Rota
(bagnoregio) della Cattedra Episcopale avvenuta per
Apostolico Indulto in seguito alla rovina della Cattedrale
di San Donato, resa quasi irriconoscibile dall’usura del
tempo, con una rilevante somma generosamente elargita da
Innocenzo XII di felice memoria e dalla mensa vescovile. Ulderico
Nardi, patrizio fiorentino, attuale Vescovo ingrandì e
abbellì in seguito, dopo l’unione dei due capitoli, essendo i
Canonici stati onorati da si munifico Pontefice con l’insegna
della cappa magna, fu dedicato con solenni e sacre cerimonie anche a S. Donato ed elevato a Cattedrale.
Lo stesso vescovo perché la memoria di tanto beneficio non
andasse perduta, fece scolpire questa lapide in segno di
riconoscenza nel 1705 All’interno della cappellina : Fonte battesimale opara di ambito
romano del XVI sec con affresti del XIX sec.
Su un lata lapide marmorea donata dal cardinal Fortunato
Frezza al tempo presbitero.
Nel IV centenario della proclamazione di
San Bonaventura a
Dottore della Chiesa
Per ricordare l’unione estintiva della Diocesi di Bagnoregio
a quella di Viterbo e l’elevazione di San Bonaventura a
Compatrono della ristrutturata Diocesi e il cambiamento di
titolo da Parrocchia di san Nicola in quello di Parrocchia di
San Bonaventura la comunità cristiana di Bagnoregio restaurò
a proprie spese gli ornamenti e gli affreschi interni
della Concattedrale.
Anno del signore 1989
Don Fortunato
di Bagnoregio
All’esterno della Concattedrale il Palazzo Vescovile di bagnoregio
del XVII sec.