Il Ponte di Civita, 60 anni di un’icona_prima versione

Palazzo Alemanni
12 SETTEMBRE 2025 –
Orario di Apertura:
aperto tutti i giorni
- dalle 9 alle 18 (ora legale)
- dalle 9 alle 17 (ora solare)
Biglietto 3 euro
Una mostra voluta da Comune di Bagnoregio e ideata e realizzata da Casa Civita srl
LA MOSTRA
Il visitatore si trova davanti un racconto che intreccia tante storie e persone diverse. Due timeline sono state costruite per dare allo spettatore la consapevolezza dell’evoluzione della strada, poi diventata ponte, che da sempre ha unito Civita a Mercatello. Se Civita di Bagnoregio è sempre stata descritta come un luogo dove le forze della natura e l’evoluzione del paesaggio ne hanno condizionato la sopravvivenza, è altrettanto vero che il perno di questa narrazione è nel “cordone ombelicale” che la collega a resto del mondo e quindi in questa ripida cresta di accesso, localmente chiamata sella, in continua erosione a causa dei tanti movimenti franosi. Basti ricordare che ben tre ponti si sono succeduti nel XX secolo.
Grandi fotografie implementate con inserimenti grafici di testi permettono di comprendere la storia di questo collegamento ma, soprattutto, gli elementi essenziali del ponte inaugurato nel 1965.
Poi una serie di focus importanti: sulle condizioni di vita a Civita tra il 1962 e il 1965, con il rischio dello sgombero e la fine del borgo sempre incombente; sulla figura immensa di Bonaventura Tecchi, che si è battuto in maniera martellante affinché Civita non finisse i suoi giorni; su Alvaro Giammatteo, l’ingegnere che ha firmato il progetto del ponte realizzato; sull’azienda S.C.A.C. che portò la sua tecnica all’avanguardia sui cementi armati centrifugati per dare a Civita un ponte di valore internazionale; sulle caratteristiche geologiche e geomorfologiche di un territorio ricco di unicità; sulla capacità del ponte di diventare icona per l’industria dell’immagine (cinema e pubblicità).
Un lavoro che restituisce alla comunità bagnorese una pagina difficile ed eroica della propria storia e che permetterà ai visitatori che ogni anno arrivano a Civita da ogni parte del mondo di comprendere meglio l’eccezionalità e il valore del luogo.
COME NASCE E SI SVILUPPA IL PROGETTO DI MOSTRA
Un omaggio ma soprattutto un’occasione di riflessione e riscoperta di un pezzo fondamentale della storia del territorio. Il senso lo spiega bene il sindaco di Bagnoregio Luca Profili: “A 60 anni dal momento in cui questo nostro ponte ha cambiato il modo di accedere a Civita abbiamo deciso di restituirgli qualcosa. Vogliamo ringraziarlo per il suo buon servizio. Milioni di persone lo hanno attraversato e la cosa ha dell’incredibile, se pensiamo che porta a un borgo minuscolo, con una decina scarsa di abitanti”.
“Siamo arrivati a questa mostra attraverso un lavoro di mesi articolato e complesso. La raccolta del materiale ma soprattutto l’utilizzo della tecnica dello storytelling sono stati i due momenti cruciali – racconta l’amministratore unico di Casa Civita Francesco Bigiotti -. Siamo partiti da una serie di domande a cui abbiamo voluto trovare risposte: qual è la storia di questo collegamento tra Civita e l’area di Mercatello? Quali i nomi e i volti degli uomini a cui lo dobbiamo? E che aspetto hanno i progetti e le calligrafie di chi tanto ha scritto affinché diventasse possibile? E quali storie di rovina e speranza hanno insegnato le cose che servono per tenerlo in piedi e rendere ancora viva la bellezza di Civita?”.
La mostra nasce da un’ampia e preziosa raccolta di documentazione storica, archivistica, iconografica e fotografica realizzata dal geologo Claudio Margottini. Una lunga carriera come esperto UNESCO, docente universitario in Italia e Cina, membro del Servizio Geologico d’Italia, fino al prestigioso incarico di Addetto Scientifico presso l’Ambasciata d’Italia in Egitto. In qualità di curatore, il professor Margottini ha reso disponibile non solo il proprio patrimonio di conoscenze scientifiche, ma anche i frutti di un lavoro di ricerca e di collezione di materiali protrattosi per quasi cinquant’anni.
Nelle sue parole: “Questa esposizione rappresenta una pietra miliare della mia vita. Pur avendo operato in moltissimi Paesi tra i più svantaggiati della terra, ho sempre sentito l’esigenza di mantenere vivo il legame con le mie radici orvietano-viterbesi e, dunque, con questa terra. Civita di Bagnoregio non è soltanto un luogo di straordinaria rilevanza per le scienze della Terra e quindi affine alla mia formazione culturale, ma è anche la comunità che mi ha accolto e nella quale mi sono sentito parte integrante”.
A dare un supporto fondamentale nell’ideazione e realizzazione della mostra per Casa Civita srl Federica Maria Capotosti e Roberto Pomi.












IL CENTRO NARRATIVO DELLA MOSTRA: ’62-’65, dal buio alla rinascita. La strada per Civita non c’è più e l’unica soluzione è un ponte moderno
La situazione di Civita raccontata da Bonaventura Tecchi sul Corriere della Sera
Il vecchio ponte, quello costruito nel 1923, è distrutto dai crolli e dai cambiamenti radicali del terreno nell’inverno tra il 1962 e il 63. “La scaletta laterale, scavata nella creta e che nelle ore di pioggia, anche in quest’estate acquosa, diventa una trappola di scivoli e di inciampi, è l’unica via che conduca a Civita.
Di lì passa il parroco la domenica mattina; di lì scendono gli scolari ogni giorno per recarsi alle scuole agrarie, di Bagnoregio; di lì sale il medico e s’arrampicano i vecchi. Quasi tutti, giovani e vecchi, salendo e discendendo, portano, se il cielo nuvoloso minaccia, due paia di scarpe: uno ai piedi, uno in mano, per cambiare le scarpe subito dopo il transito sulla creta gialla e bianca e rosata, diventata tutta un pantano. Ma se deve discendere per la scala un malato? E se si dovesse trasportare un morto?”. Così racconta questo “mondo a parte” Bonaventura Tecchi sulle colonne del Corriere della Sera il 19 agosto del 1963.
Sempre Tecchi descrive la situazione e il suo impatto sulla vita della gente di Civita: “Per Pasqua, per la famosa processione del Venerdì santo, è stato fatto discendere, con meticolosa e devota cura, il crocefisso, assai bello, d’antica fattura e che si vuole miracoloso… Per la prima volta nei secoli, che pur raccontano di gelosie furiose e anche sanguinose fra bagnoresi e civitonici (per non volere, questi ultimi, lasciar « dormire » il Cristo morto a Bagnoregio dopo la processione del Venerdì santo, anche se la notte sul sabato fosse stata piena di lampi e di pioggia); per la prima volta, questa Pasqua, il crocefisso è rimasto, nella notte, dopo la processione, in una chiesa ‘di Bagnoregio. Ma la mattina ne è ripartito e i civitonici l’hanno ricondotto, con infinita pazienza, su per la scala posticcia”.
I lavori di costruzione di un nuovo ponte sono in corso (iniziati il 26 novembre ’62) e intanto inizia l’interessamento di artisti e architetti stranieri per l’unicità di Civita. Le famiglie storiche vengono attratte dalla possibilità di vendita. E’ sempre Tecchi a scrivere: “Per fortuna, mentre fervono le opere per la ricostruzione del ponte, c’è una battuta di arresto. Si aspetta di vedere, anche da parte di possibili acquirenti, come il ponte andrà a finire: quale figura farà, costruito con mezzi moderni, in un paesaggio tanto antico. E tutti si spera che la perizia dei costruttori sia pari alla vetustà degli anni e degli elementi”.
Gli ultimi “scherzi” del fato e la forza della tenacia: il decisivo biennio ’62-‘63
“Gli smottamenti verificatesi, durante il primo bimestre del corrente anno (1962), lungo il versante sud della lingua di terra su cui si svolge, nel suo tratto più basso, la strada congiungente Civita al capoluogo e il conseguente crollo, per scalzamento delle strutture di sostegno, della passerella lignea antistante all’antico ponte murario avevano, in un primo momento, ingenerato costernazione e scoramento negli abitanti di Civita, timorosi che fosse compromessa la stessa sorte del loro borgo, minacciato di definitivo isolamento; né giovava davvero a calmare la loro preoccupazione la voce, divulgata anche dalla stampa, che molto probabilmente l’abitato era destinato all’abbandono e che essi, ormai ridotti ad appena 78 unità distribuite fra 26 famiglie, sarebbero stati trasferiti altrove.
[…] L’allarme, fra gli abitanti di Civita e fra gli innamorati e i devoti di Civita, è stato tuttavia di breve durata, poiché il Ministero dei Lavori Pubblici, tenendo fede alle promesse già da tempo fatte, ha ordinato l’immediato inizio dei lavori di costruzione di un viadotto in cemento armato che dovrà consentire di sorpassare con tutta sicurezza il baratro formatosi fra la contrada di Mercatello e la collina di Civita, in sostituzione di tutti i vecchi manufatti murari e lignei, già crollati e pericolanti.
La nota ditta S.C.A.C., appaltatrice dei lavori, ha posto mano agli stessi il 7 marzo del corrente anno, appena quattordici giorni dopo il crollo della passerella in legno. Sicché questa volta – bisogna doverosamente riconoscerlo – è stato battuto il record in fatto di inizio di opere pubbliche e di snellimento di pratiche burocratiche. Il progetto del costruendo viadotto è stato redatto dagli illustri ing. Proff. Benini, Colombini e Nardelli, direttore dei lavori è l’ingegnere Federico Vittore Nardelli, ben noto nei campi della tecnica, della scienza e della cultura, in Italia e all’estero, mentre al Genio Civile di Viterbo è affidata l’alta sorveglianza delle opere.
Per quanto ci risulta, gli organi tecnici del Ministero hanno cortesemente informato il nostro Presidente Prof. Bonaventura Tecchi – strenuo difensore della integrità di Civita – che le fondazioni delle strutture portanti del viadotto verranno spinte a notevole profondità, in modo da non essere influenzate dai futuri smottamenti del terreno argilloso; e, del resto, il manufatto sarà sicuramente affiancato da opere complementari (consolidamento dei versanti, muri di sostegno e briglie, piantagioni, sistemazione dei torrenti in fondo alle due valli, etc) a garanzia della sua durata”.
Francesco Pietrangeli Papini
Da Notiziario del Centro di Studi Bonaventuriani
E’ il 1962 quando cedimenti e crolli sempre più frequenti convincono sull’urgenza di un ponte isostatico. Scrive Tecchi in un articolo del Corriere della Sera del 27 febbraio 1962: “[…] Dalla fine della guerra in poi si sono fatti e si fanno tentativi per salvare “il paese che muore”.
Tentativi difficili e ripetuti più volte: falliti e ripresi. La milizia forestale ha tentato rimboschimenti che solo in parte sono riusciti: l’inverno eccezionalmente piovoso dell’anno scorso, per frane improvvise e spaventose, ha trascinato nel vuoto quel che coraggiosamente era stato intrapreso. Dighe, già costruite dagli antenati e poi danneggiate, sono state affiancate da nuovi lavori; e più lo saranno negli anni venturi. Un procedimento singolare e nuovo, tale da suscitare la curiosità dei tecnici, è stato iniziato due anni fa a cura dell’ingegnere Federico Nardelli. Si tratta di una specie di “cottura” elettrochimica delle crete intorno a Civita […].
Ma l’opera più importante è il progetto di un ponte che, con i nuovi mezzi dell’architettura, sostituirà la striscia di strada la quale, ormai corrosa e rattoppata in troppe parti, è destinata da un momento all’altro a cadere”.
Il 5 maggio del 1962 il provveditorato alle opere dei Lavori Pubblici autorizza l’ufficio del Genio Civile a redigere il progetto di un ponte isostatico. Il 9 sempre il provveditorato alle opere dei Lavori Pubblici, in considerazione delle particolari difficoltà, determina di rivolgersi a liberi professionisti.
Il 7 settembre del 1962 viene conferito un incarico di progettazione affidato alla triade composta dagli ingegneri Antonio Benini, Silio Colombini e Federico Nardelli. La direzione dei lavori viene affidata a Nardelli.
Il 17 ottobre del 1962 l’esecuzione dei lavori viene affidata alla S.C.A.C., con un contratto di 15 mesi. Il 26 novembre viene firmato il verbale di consegna dell’area per inizio lavori. Una importante frana nell’area di Mercatello, nei primi mesi del 1963, rende necessario rivedere il progetto. A occuparsene direttamente è la S.C.A.C. nella persona dell’ingegnere Alvaro Giammatteo.
Il 10 giugno del 1963 il provveditorato regionale alle Opere Pubbliche, approva il progetto di variante. La lunghezza del ponte è stata aumentata: 260 metri circa con 14 campate contro i 167 metri iniziali e 8 campate. Previsto, rispetto al progetto “della triade” anche l’abbassamento del piano di posa dei plinti di fondazione e la variazione del profilo del ponte “a corda molle”.
Il 4 dicembre 1963 crolla la vecchia passerella per Civita. Il certificato di ultimazione dei lavori è del 22 febbraio 1965.
La realizzazione dell’opera ha dovuto affrontare sfide logistiche e operative: il cantiere era accessibile solo a mezzi leggeri lungo un tracciato stretto e impervio con tratti in pendenza del 25% che consentivano minimi raggi di curvatura. Inoltre, l’urgenza di ricostruire un collegamento stabile impose un cronoprogramma serrato di appena 16 mesi per completare l’opera.
In questo scenario così complesso, l’intervento progettuale si è distinto per un approccio fortemente innovativo, fondato sull’impiego estensivo della prefabbricazione industrializzata. Gli elementi costruttivi venivano realizzati in stabilimento, sottoposti a rigorosi controlli di qualità e poi trasportati in cantiere per il montaggio. Questa modalità di costruzione garantì tempi rapidi, alta precisione e uniformità esecutiva, oltre a una riduzione significativa delle operazioni in quota a vantaggio di sicurezza.
L’uso della prefabbricazione si rivelò dunque una risposta ingegneristica avanzata alle difficoltà geotecniche del sito: la leggerezza relativa degli elementi prefabbricati limitava il carico statico sui terreni argillosi, mentre la rapidità di montaggio riduceva il rischio. Questo approccio, combinato con la sensibilità architettonica e strutturale della variante, consentì di affrontare le complesse condizioni geotecniche e logistiche del sito con strumenti progettuali moderni, anticipando soluzioni che ancora oggi, a distanza di sessant’anni, consideriamo d’avanguardia.
L’inaugurazione della “nuova, grandiosa e utilissima opera”: 12 settembre 1965
La mattina del 12 settembre 1965 è stato solennemente inaugurato il nuovo viadotto in cemento armato prefabbricato che il Ministero dei Lavori Pubblici ha fatto costruire in sostituzione di parte della vecchia strada per Civita e dei vecchi manufatti murari e lignei, fatiscenti o addirittura crollati in conseguenza dei franamenti lungo i fianchi della cresta argillosa su cui la detta parte della strada si svolgeva.
Il gruppo delle autorità nazionali, provinciali e locali, preceduto dalla banda musicale di Bagnoregio e dalla folla dei cittadini e dei forestieri, è giunto alle ore 11 nel piccolo largo antistante all’inizio del ponte, dove era stato predisposto il palco per la cerimonia.
[…] erano presenti gli onorevoli Alberto Folchi e Attilio Jozzelli, Deputati del Parlamento; il Prefetto di Viterbo dott. Raimondo Nicastro; il Questore di Viterbo dott. Clemente Noè; il Vescovo di Bagnoregio mons. Luigi Rosa; l’ingegnere Antonio Franco, Capo di Gabinetto del Ministero dei Lavori Pubblici, anche in rappresentanza del Ministro on. Mancini; il prof. Bruno Molaioli, Direttore Generale alle Belle Arti; l’ing. Guido Pasanisi, Capo del Genio Civile di Viterbo; l’avv. Filippo Di Giovanni, Commissario Straordinario alla Provincia di Viterbo; il dottor. Giuseppe Benigni, Sindaco di Viterbo e Presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo; il rappresentante del Provveditorato agli Studi di Viterbo; il prof. Alberto Pulselli, Capo dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Viterbo; il prof. Alessandro Massaccesi, Presidente dell’Istituto per la Difesa del Suolo di Firenze; il dottor Nicola Malandrino, Capo dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Viterbo; l’ingegnere Striglio del Genio Civile di Viterbo; il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Montefiascone; l’ing. Di Giammatteo, della società S.C.A.C., costruttrice del viadotto; tutte le autorità civili, ecclesiastiche e militari di Bagnoregio, Montefiascone e di Celleno; i Componenti del Comitato d’Onore e del Comitato Esecutivo, costituiti per l’organizzazione della manifestazione […].
Ha preso per primo la parola il Sindaco di Bagnoregio avv. Luigi Duranti, il quale, ricordate le vicende connesse al temporaneo isolamento di Civita e alle provvidenze attuate dallo Stato con la costruzione del viadotto, ha ringraziato quanti hanno cooperato – autorità, personalità e tecnici – perché la nuova grandiosa e utilissima opera, potesse essere realizzata: primo, fra tutti, il prof. Bonaventura Tecchi, al cui amore per Civita e al cui efficace interessamento si deve se il Ministero dei Lavori Pubblici è venuto incontro, con la costruzione del viadotto, a un’esigenza vitale della popolazione di Civita: la quale, senza l’esecuzione di questa opera, sarebbe stata costretta ad abbandonare il vetusto e storico borgo, destinato conseguentemente alla scomparsa.
Il prof. Bonaventura Tecchi, improvvisando un felicissimo discorso, ha, a sua volta, ricordato, con maggiori particolari, le vicende del viadotto, e fatto cenno delle sollecitazioni, delle promesse, delle trepidazioni, dei dubbi, delle speranze e delle certezze che, via via, hanno accompagnato lo svolgersi e il concretizzarsi della parte tecnica e di quella amministrativa dell’opera, e cioè le varie approvazioni, lo studio del problema, la scelta della soluzione migliore, la progettazione, il finanziamento, l’appalto e infine l’esecuzione. […]
Il prof. Tecchi […] è stato a lungo applaudito.
Mentre la campana maggiore della parrocchia di Civita suonava a martello, il vescovo diocesano mons. Luigi Rosa ha proceduto alla benedizione del viadotto, pronunciando paterne parole di augurio per la vita di Civita e dei suoi fedeli abitanti, e l’on. Folchi ha tagliato il nastro tricolore posto all’inizio del nuovo manufatto.
Subito dopo, quasi per riallacciare simbolicamente i rapporti di Civita col mondo, tutte le autorità, seguite dalla folla degli intervenuti, hanno percorso l’intero viadotto e si sono recate a Civita, dove hanno visitato gli edifici più interessanti.
Da Notiziario del Centro di Studi Bonaventuriani